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Una tavola da leggere

Illustratore, designer e pittore, Fabrizio Sannicandro porta a Roma un’installazione che sceglie di farsi capire

Prima di dedicarsi alla pittura e all’insegnamento, Fabrizio Sannicandro ha disegnato per i giornali. Le sue illustrazioni sono uscite su il manifesto, sul Gambero Rosso e su Frigidaire, la rivista che negli anni Ottanta ha cambiato il fumetto italiano. Ha lavorato come grafico e consulente creativo per marchi come Napapijri, The North Face, Adidas e Armani. Chi disegna per una pagina stampata impara presto una regola: l’immagine deve arrivare a chi sfoglia, subito, senza bisogno di spiegazioni. È la chiave più utile per entrare in La sera della cena, l’installazione site-specific a cura di Umberto Palestini che Sannicandro presenta fino al 2 ottobre nella Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina, a Roma.

Nato a Teramo nel 1965, Sannicandro ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna e ha poi frequentato la scuola di fumetto e illustrazione «Zio Feininger», dove ha imparato a pensare per sequenze, a mettere in relazione figura e spazio, a costruire un racconto. Oggi insegna Disegno contemporaneo all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Nelle sue mostre personali, da Arcani alla Fondazione Crocetti di Roma fino a People alla Kyro Art Gallery di Pietrasanta, la pittura si popola di figure umane, animali e paesaggi interiori: una sorta di storia minore fatta di incontri, apparizioni e tracce silenziose.

A Vicolo Valdina quel mestiere si riconosce. Al centro della sala c’è una lunga tavola apparecchiata senza commensali; sul fondo un grande trittico riprende la Visitazione del Pontormo, l’abbraccio fra Maria ed Elisabetta. Sono due immagini che appartengono alla memoria di tutti, la cena di Leonardo e l’incontro fra due donne, e Sannicandro non le cita: le racconta. La tovaglia dipinta, con i suoi pochi oggetti e le parole sparse, si legge come una pagina. Il trittico, diviso in tre pannelli, ha qualcosa della sequenza di vignette. Chi entra non ha bisogno di conoscere il Pontormo per capire che qui manca qualcuno e che, sul fondo, due persone si ritrovano.

Per anni una parte dell’arte contemporanea ha scambiato la difficoltà per profondità, chiedendo al pubblico di presentarsi con un libretto di istruzioni. Quando un artista sceglie invece di comunicare, e costruisce immagini capaci di parlare a chiunque senza rinunciare a stratificazioni e rimandi, l’arte torna a essere coinvolgente, capace di emozionare prima ancora di essere spiegata. È quello che accade in questa sala. Si può guardare il lavoro con la storia dell’arte in mano, cogliendo i richiami a Leonardo e alla pittura del Cinquecento, oppure fermarsi davanti alla tavola vuota e sentire semplicemente che cosa significa un posto rimasto libero. Le due letture non si escludono, e la seconda non vale meno della prima.

Lo stupore, qui, nasce da qualcosa di molto semplice: riconoscere in una tavola sparecchiata a metà e in un abbraccio dipinto una storia che ci riguarda.

La sera della cena di Fabrizio Sannicandro, a cura di Umberto Palestini. Sala del Cenacolo, Complesso di Vicolo Valdina, Camera dei Deputati, piazza di Campo Marzio, Roma. Fino al 2 ottobre 2026, dal lunedì al venerdì ore 11–19.30.

Francesco Ferri

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