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Don Gallo e la scelta degli ultimi

Nel panorama editoriale contemporaneo, spesso frammentato tra produzioni di rapido consumo e progetti culturali incapaci di costruire una visione, Crêuza de Mä Edizioni si presenta come un’esperienza peculiare e necessaria. Il richiamo al celebre album di Fabrizio De André non è soltanto un omaggio affettivo, ma una dichiarazione d’intenti: dare spazio a opere che sappiano tenere insieme memoria, impegno civile, ricerca artistica e attenzione alle periferie umane ed esistenziali. La scelta di costruire un catalogo in cui la parola scritta dialoga con linguaggi audiovisivi e forme narrative differenti testimonia una concezione della cultura come esperienza viva, capace di attraversare i confini tra generi e pubblici. In questo percorso si inserisce Il Vangelo degli Ultimi di Don Andrea Gallo e Federico Traversa, secondo titolo della collana Ostinati e contrari, un’opera che possiede fin dalla sua concezione un respiro ampio e ambizioso. Non si tratta infatti di una semplice ristampa, ma della prima edizione integrale, rivista e ampliata, che riunisce in un unico volume Io cammino con gli ultimi ed E io continuo a camminare con gli ultimi, restituendo al lettore una forma definitiva e compiuta di quello che può essere considerato il vero testamento spirituale, morale e civile di Don Gallo.

La forza del libro risiede anzitutto nella sua capacità di conservare intatta la voce del suo protagonista. Un risultato tutt’altro che scontato. Federico Traversa riesce infatti a svolgere un lavoro di mediazione letteraria tanto discreto quanto efficace, evitando sia la tentazione agiografica sia quella, oggi altrettanto diffusa, della rilettura disincantata e riduttiva. Don Gallo emerge da queste pagine nella sua interezza umana: uomo di fede e di dubbio, sacerdote e militante, figura carismatica e al tempo stesso profondamente concreta. Ciò che colpisce non è la costruzione di un personaggio esemplare, ma la restituzione di una personalità attraversata da tensioni, contraddizioni, passioni e ostinazioni che proprio nella loro autenticità trovano una rara coerenza. La sua idea di Vangelo non appare mai come un sistema astratto di principi, bensì come una pratica quotidiana di prossimità, una scelta costante di stare accanto a chi vive ai margini della società. In questo senso il titolo del volume coglie perfettamente il nucleo profondo del suo messaggio: non un Vangelo degli eroi, dei vincitori o dei puri, ma degli ultimi, degli esclusi, dei fragili, di coloro che troppo spesso restano invisibili.

Dal punto di vista letterario, il libro possiede una qualità che raramente si incontra nei testi di testimonianza. La scrittura è diretta, accessibile, priva di compiacimenti, ma proprio per questo capace di raggiungere una notevole intensità emotiva. Le pagine scorrono con naturalezza, sostenute da una lingua che non cerca effetti retorici e che trova la propria forza nella sincerità dello sguardo. A distanza di anni dalle riflessioni che contengono, molti passaggi conservano una sorprendente attualità. Le questioni dell’accoglienza, della giustizia sociale, delle dipendenze, delle migrazioni, delle nuove povertà e delle disuguaglianze non appaiono come temi datati, ma come nodi ancora aperti del nostro presente. Ed è forse questa una delle ragioni più profonde per cui il libro continua a interrogare il lettore contemporaneo.

Particolarmente riuscita è anche la struttura complessiva dell’opera, che supera il modello tradizionale del volume memorialistico per assumere la forma di un organismo narrativo più complesso. Al corpo centrale del testo si affianca infatti una sezione inedita di testimonianze che raccoglie voci provenienti dal mondo della cultura, del giornalismo e dello spettacolo. Il risultato non è una celebrazione corale fine a se stessa, ma una sorta di polifonia che amplia e approfondisce il ritratto di Don Gallo attraverso prospettive differenti, contribuendo a restituirne la dimensione pubblica e privata. A questo si aggiunge il cortometraggio Osiamo la speranza, accessibile tramite QR Code, che rappresenta molto più di un semplice contenuto extra. Il dialogo tra pagina scritta e racconto audiovisivo arricchisce infatti l’esperienza di lettura, inserendo la figura del giovane Andrea Gallo all’interno di una memoria collettiva che intreccia Resistenza, formazione civile e speranza generazionale. Libro, testimonianze e film non procedono come elementi separati, ma come parti di un unico progetto narrativo, pensato con una coerenza rara nel panorama editoriale attuale.

Pubblicare oggi un libro come Il Vangelo degli Ultimi significa compiere una scelta che va oltre l’editoria. Significa affermare che esiste ancora uno spazio per opere capaci di interrogare la coscienza civile oltre che il gusto letterario; significa sottrarsi alla logica dell’attualità effimera per restituire centralità a parole che continuano a produrre domande. In un tempo spesso segnato dall’indifferenza e dalla semplificazione, riportare in circolazione il pensiero di Don Gallo non equivale a un esercizio nostalgico, ma a un gesto profondamente contemporaneo. È un atto culturale perché custodisce una memoria collettiva che rischierebbe di disperdersi; è un atto politico perché richiama l’attenzione sulle forme dell’esclusione che attraversano il nostro presente; è, infine, un atto di fiducia nella capacità dei libri di generare ancora consapevolezza, confronto e responsabilità. Ed è proprio questa fiducia, oggi più che mai, a rendere prezioso un progetto come questo.

Andrea Prosperi

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