Ormai diremmo tutti che quello del progetto ELLE è un disco “vecchio”, già uscito agli esordi di questa primavera… e ne parliamo ora che la primavera giunge agli sgoccioli. Ma sono sempre rinascite quelle che ci fanno emozionare, sono i nuovi inizi come cantava Fabi, sono i germogli che fanno da preludio al futuro. E ho come l’impressione che questo nuovo lavoro di inediti pubblicato da URTOVOX dal titolo “Silent search of spring”, al futuro dedichi visioni a pastello, tenui colori di speranza, qualcosa che ricordi all’uomo di questa terra come serva L’AMORE e L’INCONTRO (come dentro una fantomatica Babilonia di libertà e istinto) per sopravvivere e salvarsi la pelle. Pelle: una parla che tornerà utile sul finire del disco. Sentimentale tutto, un nuovo folk moderno… ma occhio che i suoni, privi di festose soluzioni digitali (suonato da mano vera finalmente, anche sulle tastiere elettroniche), non hanno l’educazione della perfezione e sembrano davvero uscire di casa con la prima cosa che trovano in armadio. Nessun trucco e poche organze industriali: il nuovo disco di ELLE suona di cuore e di pelle (torna la pelle) e questo lo sento tantissimo nei rullanti e in generale nella batteria. Le aperture di “Ravine” con la voce di Miriam Fornari (ELLE è un corpo unico a due voci, sempre e per sempre a due voci), è il primo passo di speranza dentro un mondo in cui gli uomini si distruggono vicendevolmente. E le gocce che mi regalano i suoni di tastiere per me fanno la differenza: sempre la differenza per mano di piccolissime cose… e forse quella stessa voce di Miriam che un poco si scolla dal mix (altro elemento istintivo dentro questo suono poco lavorato), e un poco sembra perdere l’appuntamento con l’intonazione dentro “Pillow”. È una voce che sempre mi regala questo effetto… a differenza dell’altra colonna vocale, quella di Danilo Ramon Giannini, che – complice anche le sue timbriche scure, decantate e rotonde – sembra meglio mescolarsi col tutto. Ci ritrovo ovunque i R.E.M. dentro la scrittura melodica della voce e non solo, come ad esempio dentro “Truth” che mi regala forse l’inciso che più resta sin dal primo ascolto… e quella chiusa in settima (credo) è davvero un teletrasporto nella Georgia di Stipe e compagni. Sospensioni: tra i singoli affidati a “Babylon” e alla title track o anche nelle feritoie di silenzio di “Another Water” o anche di “Freedom Symphony”, questo disco di Elle regala visioni cinematiche davvero interessanti e prova ne è che i due video che troviamo in rete fanno davvero poca fatica a vestire con potenza il suono e le sue dinamiche. Riflettono sull’uomo e sulla decadenza che ostenta. Riflettono sull’amore e sulla sua libertà, sulla sua responsabilità… ecco, questo nuovo disco punta molto il dito – secondo me – sul concetto di responsabilità… quale che sia la sua forma e il suo peso nelle libertà che scegliamo di avere. C’è tanto amore dentro: e quando cercano anche soluzioni “grunge” (le virgolette sono dovute) dentro “Meeting of Skins” (ecco la pelle che torna), ci regalano forse il loro pezzo d’amore più esplicito, lasciando che la coda strumentale finale viri dentro giochi “progressivi” che, a dispetto di quanto la voce continui a fare con le citazioni di cui sopra, ci trovo anche del sapore inglese e questo contrasto o incoerenza non so spiegarla in altro modo. Dateci occhio e orecchio. È quasi giunta l’estate ma abbiamo sempre bisogno di nuove primavere…

