La nuova casa editrice indipendente Crêuza de Mä porta con sé un’eco precisa. Chi ha amato De André sa che quella parola in genovese antico evoca un sentiero stretto lungo la costa, un percorso che non è la via più breve ma è quella più vera — e non è un caso che Matteo Fortuna, insieme a Edoardo Fantini e Stefano Massari, abbia scelto proprio questa suggestione per battezzare la nuova casa editrice indipendente nata nel marzo 2026.
Con questo progetto editoriale, i suoi fondatori dichiarano fin dall’inizio una vocazione precisa: dare spazio a quelle che definiscono “azioni buone”, narrazioni di trasformazione e coraggio personale che il rumore dell’informazione contemporanea tende sistematicamente a schiacciare. Ma ciò che distingue Crêuza de Mä da altri progetti editoriali con ambizioni simili è una scelta strutturale che rivela una sensibilità rara: ogni titolo della collana Ostinati e contrari è accompagnato da un cortometraggio accessibile tramite QR code in copertina, un dialogo tra parola scritta e linguaggio cinematografico che non ha nulla di ornamentale ma che riflette una concezione della narrazione come pratica capace di moltiplicarsi attraverso i linguaggi senza perdere coerenza. Per inaugurare questo progetto hanno scelto Dio al mio angolo di George Foreman, e la scelta dice molto sulla consapevolezza con cui stanno costruendo il loro catalogo. Foreman è un personaggio che porta con sé una densità drammatica raramente eguagliata nella storia dello sport: cresciuto nei quartieri poveri di Houston, medaglia d’oro a diciannove anni alle Olimpiadi del 1968, campione del mondo dei pesi massimi nel 1973 dopo aver demolito Joe Frazier, poi sconfitto nel 1974 da Muhammad Ali in quel “Rumble in the Jungle” che è diventato uno dei momenti più raccontati del Novecento sportivo e non solo. Una traiettoria che ha già la struttura di un grande film — ascesa, apice, caduta — ma che diventa davvero interessante, cinematograficamente e umanamente, in quello che accade dopo.
Il 1977 è l’anno della svolta: un collasso durante un incontro che Foreman vive come una rivelazione, un segnale che non lascia spazio a interpretazioni. Si ritira. Inizia a predicare. Fonda un centro per ragazzi in difficoltà nei sobborghi da cui veniva. Dieci anni di silenzio agonistico che non sono una pausa ma una trasformazione radicale, e poi il ritorno sul ring nel 1987 — non per riprendersi un titolo ma per sostenere economicamente i suoi progetti sociali — fino alla riconquista straordinaria della cintura mondiale nel 1994, a quarantacinque anni, un record che appartiene alla storia dello sport ma che nel contesto di questa vita assume un significato completamente diverso dalla semplice impresa atletica. Quello che mi ha colpita nella lettura è la misura con cui il testo restituisce tutto questo. Non c’è l’autobiografia trionfante che si aspetterebbe chiunque conosca solo la superficie della storia di Foreman, non c’è la voce di chi ha già risolto tutto e presenta il proprio percorso come una sequenza ordinata di lezioni apprese. C’è invece qualcosa di più difficile da costruire e più prezioso da leggere: la complessità di un uomo che ha attraversato la rabbia, la vanità, il vuoto, e che ne parla con una lucidità che si guadagna solo attraverso anni di elaborazione silenziosa. A completare l’esperienza c’è Aurora, il cortometraggio diretto da Edoardo Fantini e girato nel quartiere CEP di Genova Prà con ragazze vere del posto: un lavoro che non illustra il libro ma lo risuona in un registro visivo autonomo, raccontando attraverso due adolescenti cresciute nello stesso contesto difficile la stessa domanda che attraversa la vita di Foreman — cosa scegli di fare con il dolore che ti è capitato? Da chi si occupa di cinema da decenni, posso dire che non è facile costruire un cortometraggio che stia in dialogo autentico con un testo scritto senza diventarne la didascalia: Fantini ci riesce, e questo è già un risultato critico rilevante. Nel panorama editoriale italiano attuale, in cui i progetti ibridi rischiano spesso di essere ibridazioni di superficie — un podcast allegato, una playlist di accompagnamento — Crêuza de Mä Edizioni fa qualcosa di più coraggioso: costruisce un modello in cui la parola scritta e l’immagine si interrogano a vicenda, in cui una storia di trasformazione come quella di Foreman trova nella forma cinematografica non un completamento ma una vera risonanza. È un esordio che merita di essere seguito con attenzione, e non solo da chi si occupa di editoria.
