Devo essere onesto: non ero sicuro di cosa aspettarmi. La collega Anna Crudo aveva recensito l’album Quello che resta con parole molto calde, e questo mi aveva incuriosito, ma un concerto-spettacolo è sempre un’altra cosa. Bene, posso dire che quel 28 marzo al Teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve è stato uno di quei momenti in cui capisci perché la musica dal vivo esiste.
Carla Magnoni non è una performer nel senso convenzionale del termine. Non c’è spettacolarità fine a sé stessa: c’è lei, il piano, tre musicisti straordinari (Valter Sacripanti alla batteria, David Pieralisi alla chitarra, Giuseppe Tortora al violoncello) e una scrittura che non ha paura di stare sulle cose.
Quello che colpisce di più di Pelle Sottile è la capacità di toccare senza invadere. La storia dell’ombrello di sapone – una coppia che costruisce ogni giorno la sua bolla di protezione, finché uno dei due smette di soffiare – arriva con una dolcezza disarmante. È il modo in cui le relazioni finiscono davvero, con il progressivo silenzio di chi non ha più fiato.
E poi c’è il Museo dei Cuori Infranti, che riprende il vero museo di Zagabria dedicato agli oggetti delle relazioni terminate. La Magnoni lo trasforma in un monologo al tempo stesso divertente e straziante: il tappo di champagne dell’amante abbandonato, l’ascia usata per distruggere i mobili comprati insieme. Si ride e si sente una fitta al petto, quasi contemporaneamente.
C’è un passaggio che ho trovato di una forza rara: il monologo Breve Parentesi, dedicato all’assenza di qualcuno che non c’è più. “Senza di te la vita è più aspra, meno gentile”: scritto così, sembra quasi poco. Detto da lei, con quella musica sotto, diventa qualcosa di molto più grande.
La pelle dei sensibili è sottile, ci dice Magnoni nel monologo che dà il titolo allo spettacolo. È più fragile. Ed è inevitabile che diventi suscettibile. Ma quella sensibilità, aggiunge, non è fragilità: è potenza percettiva. È il modo di sentire più profondo. Pelle Sottile è uno spettacolo che ha quella stessa qualità: penetra dove altri scorrono via.
Andrea Prosperi
