Recensione

Alter Quantum: un’altra dimensione interiore

Non tutta la musica si ascolta allo stesso modo. C’è quella che passa e quella che, almeno dal nostro punto di vista, merita di restare. Alter Quantum, nuovo album dei 291out uscito il 13 marzo 2026 per Tasty Treats Records, appartiene decisamente alla seconda categoria — ed è un disco che ha la pretesa, non infondata, di essere approfondito più che ascoltato.

Il progetto riunisce tre musicisti milanesi: Luca “Presence” Carini al basso e sintetizzatori, Antonio “Totem” Bocchino alla batteria, Marco Leo alla chitarra e ai synth, con Niccolò Barozzi al piano elettrico e Roberto Dazzan alla tromba. Il concept è ambizioso: un futuro distopico in cui visitatori interstellari incombono sul sistema solare, la Terra si svuota lentamente, e le prime spedizioni umane partono verso Zeta-Luna. Nessuna voce narrante. La storia la racconta solo la musica: una scelta coraggiosa che definisce fin da subito il tipo di ascolto richiesto.

Il titolo stesso è una dichiarazione di poetica. Alter Quantum viene dal latino: “Altra Dimensione”. Non un altro pianeta, non un altro tempo, piuttosto una dimensione, qualcosa che è tanto interiore quanto esteriore. E sul retro del disco compare la dicitura estesa Alter Alter Quantum, omaggio diretto alla storica rivista italiana di fumetti degli anni Settanta e Ottanta che portò in Italia le visioni di Moebius, Richard Corben e Sydney Jordan. Non è nostalgia: è un metodo. Quei fumettisti costruivano mondi volutamente incompleti, lasciando al lettore lo spazio per abitarli. I 291out fanno lo stesso con il suono.

Musicalmente, il disco si muove con sicurezza su più piani. Il jazz-rock fornisce la struttura, il prog il respiro lungo, il funk la spinta ritmica che impedisce all’astrazione di cristallizzarsi. Sintetizzatori analogici e strumenti acustici non si sovrappongono ma si intrecciano, rendendo il confine tra organico ed elettronico quasi irrilevante. Il risultato è un suono che non appartiene a nessuna epoca precisa — né antico né futuristico — ma vive in un presente sonoro tutto suo. I riferimenti alle colonne sonore da film sono espliciti e consapevoli: Barry De Vorzon, Riz Ortolani, Francesco De Masi, Vangelis, Moroder, Carpenter. Ma non si tratta di citazionismo: è vocazione narrativa, la capacità di costruire paesaggi emotivi senza ricorrere alle parole.

Il momento più rivelatore del disco riguarda due tracce della Side A. Saturazione Momentanea e Città Cieche nascono, infatti, da lontano: erano colonna sonora di BOX, documentario del 2001 di Giorgio Carella sulle storie di un edificio da 1.200 abitanti alla periferia nord di Milano. Musica nata dall’osservazione diretta di vite reali. In Alter Quantum vengono completamente reinventate: la prima si arricchisce di ottoni, piano elettrico e synth fino a diventare qualcosa di orchestrale; la seconda viene riscritta da zero, con la tromba di Dazzan che porta con sé una malinconia remota e senza coordinate geografiche. La periferia milanese diventa metafora cosmica. Non è una fuga dalla realtà — è una trasfigurazione. La musica ricorda da dove viene, e lo porta con sé verso un orizzonte più largo.

L’artwork di Simone “Mega” Antonucci — creature mutoidi, cieli sulfurei, paesaggi post-umani nell’universo visivo di Richard Corben — non funziona da semplice copertina. È una soglia. Il vinile, scelto non per feticismo ma per coerenza, permette di recuperare quel rapporto tra immagine e suono che lo streaming aveva quasi cancellato: guardare il disco prima di ascoltarlo prepara qualcosa nel modo in cui si riceve quello che viene.

Alter Quantum non è un album di facile collocazione: e questa è la sua qualità più onesta e, sicuramente, più complessa. Richiede un ascolto raro oggi — continuato, attento, disposto alla lentezza. Non offre appigli immediati, ma offre qualcosa di più duraturo: la possibilità di abitare un immaginario, di muoversi dentro un mondo sonoro con la stessa libertà con cui ci si muove dentro un sogno. Quaranta minuti in un posto che non esiste, ma che da qualche parte potrebbe esistere davvero.

 

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