Ascolti Recensione

Carmen Consoli – “Amuri luci”

Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia – Roma, 28 dicembre

Ci sono concerti che si ascoltano e concerti che si attraversano. Quello di Carmen Consoli alla Sala Santa Cecilia dell’ Auditorium di Roma, rientra senza dubbio nella seconda categoria: uno spettacolo intenso, curato, emotivamente stratificato, capace di tenere insieme ricerca artistica e una solidissima consapevolezza scenica.

Il live è stato strutturato in due parti ben distinte, come in due atti di uno stesso viaggio. Nella prima, la cantautrice siciliana ha eseguito integralmente e in sequenza i brani di “Amuri luci”, il suo lavoro più recente. Una scelta coraggiosa e coerente, che ha dato al pubblico il tempo e lo spazio per entrare davvero nel mondo sonoro e poetico dell’album. Canzoni dense, profonde, in dialetto siciliano, che chiedono ascolto e restituiscono molto a chi è disposto a concederlo.

“Amuri luci” è esso stesso un disco coraggioso e controcorrente, lontano da qualsiasi logica di mercato o ricerca di immediatezza. È un lavoro che scava, che interroga, che non consola ma illumina. Carmen Consoli sembra intraprendere una vera e propria ricerca interiore e culturale, riportando alla luce radici personali e collettive, memorie intime e ferite condivise. Il dialetto non è mai un vezzo estetico, ma uno strumento necessario: una lingua che custodisce dolore, amore, storia, e che diventa veicolo di una riflessione più ampia sul presente.

In questa prima parte del concerto emerge con forza anche la dimensione socialmente impegnata dell’artista. I brani sembrano porre domande più che offrire risposte, chiamando in causa una responsabilità collettiva: è come se Carmen ci chiedesse se davvero non ci siano bastate le guerre, le lacerazioni, i conflitti che hanno attraversato la storia recente e che continuano, ostinatamente, a ripetersi. Il suo sguardo non è mai retorico, ma profondamente umano, intriso di una pietas antica che guarda al dolore del mondo senza distogliere gli occhi.

A rendere ancora più potente questa sezione iniziale sono state le scenografie, dominate da un costante richiamo al mare. Un mare che non è solo paesaggio, ma metafora: origine, confine, distanza e ritorno. La Sicilia onnipresente è evocata come una terra amata e sofferta, colma di bellezza e di contraddizioni. Anche l’abito lungo e bianco indossato da Carmen nella prima parte dialogava con questo immaginario, richiamando con sobria eleganza alcune tradizioni isolane. Senza mai cadere nel folklorico.

Tra il pubblico, non sono mancati momenti di umana leggerezza. Una piccola nota di colore: la mia vicina di poltrona, che non conoscevo, dopo le prime canzoni mi ha chiesto con sincera perplessità: “Ma canta sempre in siciliano? E chi la capisce?” Una domanda che ci ha fatto sorridere insieme, ma che racconta anche quanto questo progetto non cerchi scorciatoie: non tutto deve essere immediatamente compreso, occorre prima passarci attraverso…

Dopo una breve pausa – e un cambio d’abito – il concerto si è aperto alla seconda parte, più energica e familiare per molti: una selezione di brani storici del suo repertorio pop rock, accolta con entusiasmo dal pubblico. Qui la Consoli che conosciamo da anni è tornata a prendersi la scena con naturalezza assoluta, il dialogo con il pubblico si è fatto più diretto e l’artista ha mostrato ancora una volta la sua straordinaria capacità di muoversi con naturalezza tra registri diversi, tenendo insieme passato e presente senza fratture.

Quello di “Amuri luci” è stato uno spettacolo solido, maturo, profondamente coerente, che conferma Carmen Consoli come una delle voci più autorevoli e consapevoli della musica italiana. Un’artista che non ha paura di rallentare, di complicare, di chiedere attenzione in un tempo che corre veloce.

E sapere che questo stesso progetto a maggio prossimo arriverà all’Olympia di Parigi,  restituisce il senso più profondo di questo lavoro: un canto radicato in una terra precisa, ma capace di parlare lontano, oltre i confini, come fanno le storie antiche e il mare.

 

Un mare che separa e unisce, che porta via e restituisce.

Lara Maroni

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