Il secondo singolo del cantautore come una riflessione attraverso le note e le voci della città
Spensierato, vero, romantico e profondo: è Sandro De Polena (Alessandro Rea), giovane cantautore che il 19 dicembre 2025 ha pubblicato il suo secondo singolo, “Napoli Centro”. Disponibile su tutte le piattaforme di streaming, il brano è nato in fase embrionale tra voce e chitarra, e poi sviluppato grazie al confronto con Emanuele Matera (regista cinematografico) e alla produzione di Andrea Aura Sadnich, fondamentale per la costruzione finale del brano.
“Napoli Centro”, secondo il cantautore, racconta “tutti i colori che fanno parte del centro storico di Napoli”: un pezzo dove le voci della città si intrecciano a un testo leggero, fresco e orecchiabile, sostenuto da una linea melodica capace di trasportare l’ascoltatore, restituendo un’immagine autentica e quotidiana del cuore della città.
Abbiamo intervistato Sandro per scoprire di più sul brano e sul percorso musicale che lo ha formato.
Da pochi giorni è uscito il tuo secondo singolo dal titolo “Napoli Centro”: come nasce?
Senza spoiler, questa è la prima di altre canzoni che usciranno. Scrivo canzoni da un po’, e sembrerà strano, ma “Napoli Centro” è la neo arrivata rispetto alle prossime. Ho scelto lei perché mi piace molto raccontare l’aspetto geografico di un posto. Per via dei miei interessi e frequentando l’università L’Orientale di Napoli e vivo molto la città: per questo il clou è il centro storico. “Napoli Centro” non è una dedica, perché ce ne sono tante, ma è una riflessione.
Ha per te un valore affettivo allora?
Assolutamente. Già con “Valeria”, il primo singolo disponibile su Spotify, c’è una dedica alla mia ragazza. Sul secondo brano ho fatto un lavoro differente, ma inevitabilmente, oltre all’affettività, c’è un rapporto di odio e amore costante che vivo con Napoli e in particolare con il centro storico. Napoli è come una di quelle persone che ti fa arrabbiare tanto, ma alle quali inevitabilmente vuoi sempre molto bene: è come se le facessi passare quasi sempre tutto.
“Napoli Centro” ha una struttura semplice: le voci della città in sottofondo intrecciate a un ritornello orecchiabile. Perché questa scelta?
Il mio linguaggio si può avvicinare a quello reggae per la ritmica. Tuttavia, preferisco definirmi banalmente pop, anche perché i prossimi singoli saranno completamente differenti da questo. Con “Napoli Centro” ho cercato di avvicinarmi ai generi che mi hanno formato musicalmente, ovvero il rap e l’elettronica. Cosa c’entra con il brano? Rientra pienamente nella linea cantautorale, ma non segue la struttura classica di intro, strofa, ritornello. Ho voluto dare maggiore risonanza all’aspetto della reiterazione, molto presente nella musica elettronica: quando parte il drop si aspetta il build up, la crescita del pezzo, per poi ricantare il ritornello.
È un modo per rappresentare una certa quotidianità del centro storico. Si sentono le voci dei miei cari amici Adriano e Danilo, che si sono prestati a questo gioco, e ci tengo a ringraziare anche la signora Gargiulo, la nonna di Emanuele Matera, che mi ha concesso la sua voce. La mentalità hip hop sta proprio nel concetto di realness, di verità: quello che puoi sentire davvero in un normale sabato sera nel centro storico di Napoli con chi si diverte, i motorini che passano, una sirena lontana, una signora che inevitabilmente si lamenta del baccano.
Hai parlato di verità, di realness: sono concetti che ritorneranno nei prossimi brani?
Sempre senza spoiler, posso anticipare che i prossimi pezzi si chiameranno “Lampedusa” e “Abruzzo”. Mi limito a dire che sì, voglio restare fedele a quello che ho fatto con “Napoli Centro”: la verità e l’emotività saranno un filo conduttore anche per il futuro. Le voci, le persone che parlano e discutono, per me sono parte integrante della musica. Voglio continuare a inserire elementi che appartengono alla quotidianità, alla realtà.
Perché fare ora musica e cosa diresti ai tuoi coetanei che si stanno affacciando al mondo musicale?
Ho iniziato a 14 anni a suonare e dopo a cantare. Per anni ho studiato canto lirico con Anna Maria Romano che mi ha dato la tecnica e aiutati a capire come utilizzare il mio strumento. Per la chitarra, devo ringraziare Maurizio De Franchis, cantautore e chitarrista internazionale – che tra tanti ha lavorato a stretto giro con Tony Esposito. Ho avuto varie band con cui ho sperimentato tanto e capito come doveva essere il mio spettacolo. Ho fatto live e spettacoli e nel mezzo ho incontrato Avamat, con cui ho condiviso momenti di recitazione cinematografica. Poi è arrivato il momento: avevo la necessità di far uscire i miei pezzi. Sono successe tante cose nella mia vita che mi hanno influenzato e spinto a fare un passo avanti. Compresa la mia ragazza, Valeria, che mi ha dato un enorme supporto e la forza di credere di più in me stesso. Al momento sono il signor nessuno per dare consigli, ma è importante rendersi conto che qualunque sia la tua strada, non solo musicale, bisogna trovare tutti i modi per raggiungere il proprio obiettivo. Fare il possibile per dare un contributo. Mi piace usare una metafora: io sono un albero di mele e mi auguro nel futuro di diventare tra i migliori alberi di mele.
