Il festival “Uno – The Sound of Peace” si presenta come uno di quei progetti rari in cui la musica non è semplice intrattenimento, ma diventa spazio di ascolto profondo, riflessione e dialogo interiore. Nato come un viaggio tra suono e spiritualità, il festival attraversa luoghi simbolici dell’Umbria con l’intento dichiarato di tessere un filo invisibile tra arte, pace e ricerca dell’essenziale. Un percorso che unisce repertori diversi, linguaggi contemporanei e una forte attenzione al valore umano e spirituale della musica .
All’interno di questo contesto così coerente e ispirato, l’esibizione di Licia Missori ha rappresentato uno dei momenti più intensi e delicati dell’intero programma. La pianista e compositrice ha presentato una rilettura personale di alcuni temi di Ildegarda di Bingen, monaca, poetessa e pensatrice tedesca del XII secolo, figura femminile straordinaria e ancora oggi sorprendentemente attuale. Non si è trattato di una semplice esecuzione o di un omaggio filologico, ma di un vero atto creativo: un dialogo a distanza di un millennio tra due donne unite dalla stessa tensione verso il mistero, la conoscenza e la meraviglia . Missori ha saputo trasformare i canti gregoriani di Ildegarda in composizioni nuove, fluide, attraversate da metri dispari che scorrono con naturalezza, senza mai ostentare la complessità. Come lei stessa ha raccontato: “La melodia vuole essere sempre fluida e cantabile, semplicemente poggiata sul ritmo dispari”, e l’ascolto conferma pienamente questa intenzione. Il risultato è una musica che respira, che non forza mai la mano, capace di condurre l’ascoltatore in uno spazio sospeso tra pace e smarrimento, proprio come accade nella ricerca spirituale autentica.
Colpisce, in questo lavoro, la profonda affinità emotiva e ideale tra l’interprete e la figura di Ildegarda. Missori parla di lei come di “una donna incredibile vissuta nel Medioevo, che ha spaziato in ogni campo del sapere”, e questa ammirazione sincera si traduce in suono, in rispetto, in ascolto attento. La sua musica non sovrasta mai l’originale, ma lo accoglie e lo rilancia, creando nuovi colori armonici e nuove prospettive interiori. C’è una grazia rara in questo approccio, una maturità artistica che non ha bisogno di clamore per farsi notare. Il festival Uno – The Sound of Peace ha avuto il merito, non scontato, di concedere uno spazio esplicito e consapevole al ruolo delle donne nell’arte e nella spiritualità. La scelta di valorizzare una figura come Ildegarda di Bingen, filtrata attraverso lo sguardo contemporaneo di una compositrice donna, assume un significato che va oltre la musica: è un atto culturale, quasi politico, nel senso più alto del termine. È un invito a riconoscere quanto la storia, anche quella spirituale e artistica, sia stata costruita e arricchita da voci femminili troppo spesso marginalizzate.
Da ascoltatrice appassionata del genere, ho provato un sentimento di autentica gratitudine. Gratitudine per un festival che osa proporre percorsi profondi e non convenzionali, e gratitudine per un’artista come Licia Missori, capace di avvicinarsi a un’eredità così grande con umiltà, intelligenza e poesia. Come lei stessa afferma: “La musica è un mezzo potente per avvicinarsi alla dimensione spirituale e al divino”: in questa esibizione lo è stata davvero. A Licia Missori vanno i miei complimenti più sinceri, per la sensibilità, la competenza e il coraggio di guardare lontano, restando profondamente fedele a se stessa. È questo, credo, il dono più prezioso che un’artista possa fare al suo pubblico.
