Il 29 luglio scorso, all’interno della programmazione del Segesta Teatro Festival, il maestoso Tempio Dorico di Segesta ha ospitato Figlia di due mari, un’opera in cui s’intrecciano in modo unico e coinvolgente musica, memoria e racconti di migrazioni.
Figlia di due mari è un melologo ispirato all’opera lirica Il ricordo che se ne ha (2020-2021), delle compositrici Carla Magnan e Carla Rebora, con la drammaturgia di Mariza D’Anna e Guido Barbieri, prodotto dall’Associazione Culturale Pasquale Anfossi di Genova.
L’opera declina un racconto familiare radicato nella complessa vicenda italiana in Libia del Novecento, offrendo una prospettiva storica profondamente contemporanea, specie nell’attualità delle dinamiche migratorie. Un coinvolgimento emotivo amplificato dal suggestivo contesto scenografico notturno, dove luci blu artisticamente calibrate esaltavano la silhouette imponente del tempio, creando un’atmosfera sospesa fra passato e presente, con le pietre millenarie del parco archeologico di Segesta a fare da cassa di risonanza per una storia personale e collettiva di emigrazione e ritorno.
Ma è nella dimensione musicale che Figlia di due mari mostra tutta la sua forza. Carla Magnan e Carla Rebora, pur lavorando a distanza, secondo il processo della collective creation, sono riuscite a tessere una partitura originale e coesa, capace di fondere sensibilmente elementi popolari siciliani e arabi con melodie d’epoca e ambientazioni sonore marine e desertiche. Il risultato è un paesaggio sonoro ricco di suggestioni e memorie, profondamente radicato nelle culture mediterranee, ma rivisitato con una vocalità contemporanea.
Brani come Palummedda e Yalla tnam Rima emergono con vigore emotivo, espressione di una scrittura musicale che non si limita a decorare la narrazione teatrale, ma la attraversa tutta e la nutre. La musica, giocata su un equilibrio raffinato tra rigore compositivo e immediata capacità comunicativa, accompagna la drammaturgia con intelligenza, creando una simbiosi in cui ogni suono dialoga con il testo e con le immagini proiettate.
La particolare formula del melologo, con recitazione, canto, voce narrante, pianoforte a quattro mani e video, consente quindi uno spettacolo multidimensionale, capace di parlare a un pubblico variegato – dagli adolescenti ai più anziani – in modo diretto e partecipe. Il risultato è un’esperienza immersiva che va oltre l’intrattenimento, consegnando un racconto raffinato, ma accessibile, colmo di poesia e memoria storica.
Figlia di due mari si conferma dunque un progetto teatrale musicale di elevato spessore, che valorizza la sinergia tra parola, musica e luogo storico. Un’opera che non solo racconta una vicenda familiare e geopolitica, ma rievoca l’universale tema dell’identità e del viaggio, lasciando nello spettatore una traccia emozionale duratura, con tutta la forza della musica come strumento di narrazione e condivisione culturale, prezioso e raro nel panorama contemporaneo.
Roberta Fusco
